"E di colpo percepisce in quella dichiarazione una minaccia. Qualcosa che si avvicina dalla parte del mare. Qualcosa che avanza trascinato dalle nubi scure che attraversano invisibili la baia di Acapulco."
Roberto Bolano, (da Ultimi crepuscoli sulla terra; Puttane assassine)

mercoledì 25 luglio 2012

Le belve, di Don Winslow, Einaudi editore

Allora, c'è Ben, diciamo che è il cervello, c'è Chon, che è il braccio, c'è Ophelia, che si fa chiamare semplicemente O, che è la bella e svampita e ricca e simpatica e problematica; poi, dall'altra parte c'è il cartello della Baja California. Ben e Chon, uno pacifista e filantropo, cresciuto ed educato in una famiglia di ex hippie sinistrorsi e l'altro, che va e viene dall'Afghanistan come marines, che ha finito per accettare l'idea di essere pagato dallo stato per uccidere altra gente che, d'altronde, altrimenti ucciderebbe lui. Ben, in fondo, crede, nella possibilità dell'uomo di redimersi e nella sua fondamentale bontà, Chon disprezza l'umanità intera e sa perfettamente di farne parte. Insieme hanno avviato e gestiscono un'attività di produzione e spaccio di mariujana, la migliore che c'è sul mercato (non entro nei dettagli, ma viene miscelata a seconda del cliente tra indica e sativa, eccetera eccetera eccetera). Il cartello criminale della Baja California ha deciso di prenderne possesso, dal momento che ha la necessità vitale di espandersi negli Stati Uniti. Com'è facile da immaginare, ad un cartello, che sia Baja California o altro, non si può dire di no. Ben e Chon ci provano. Ophelia, che ha una relazione alla luce del sole con entrambi, suo malgrado, diventerà moneta di scambio ed ago della bilancia della trattativa. Non dico di più, perchè in questo libro, la trama è tutto. Più che la trama, direi (perchè la trama in effetti non è tutta quella gran novità inusitata) in questo libro i colpi di scena sono tutto. In effetti, fino a che le situazioni non si incastrano per dare il via all'azione, il libro, onestamente, non sa di molto. Peggio, stucca per il tentativo continuo di utilizzare una lingua letteraria molto alla Ellroy, ma più paracula, sempre attenta ai giochi di parole (molti dei quali, quantomeno in italiano, sono solo d'intralcio alla lettura) ed a strizzare l'occhio ad un pubblico giovane e cinematografaro. E difatti: Oliver Stone, maestro del genere (vedi U turn, un finto pulp imbellettato, ma comunque piacevole e ben fatto: solo non verace... come dire? paraculo!) ne ha tratto un film che, con ogni probabilità sarà pure un bel film, speriamo, e che, immagino, utilizzerà il libro come pura e semplice sceneggiatura. Perchè in effetti questo Le belve non è molto altro. Alcuni capitoli sono scritti addirittura secondo i dettami tecnici di una sceneggiatura: esempio: esterno giorno, Chon: blablabla. Ben: blablabla, eccetera, come se l'autore stesse ricordando al regista di turno che legge il libro che quello che ha davanti agli occhi è proprio quello che pensa, una sceneggiatura bella e pronta! Il libro è diviso in 290 capitoli, per lo più brevi o brevissimi, che diventano sincopati sul finale, quando l'azione incalza maggiormente e il pathos cresce. Dicevo, dal momento in cui è l'azione a prendere il sopravvento, diventa una lettura filante, che ti costringe ad andare avanti di buona lena, come si sul dire: ti tiene incollato alla pagina. Non è male, ma sa, come dire? di plastica. Un libro preconfezionato e molto furbo che ci si può aspettare da un esordiente che cerca disperatamente una pubblicazione, non da quello che viene considerato un maestro del genere. Poi viene il dubbio che gli sia stata prima commissionata la sceneggiatura e solo in un secondo momento ci abbia tirato fuori, con pochi colpi di pennello qua e là, un romanzo fatto e finito. Pare che Il potere del cane sia il suo capolavoro, e sbirciando un po' in libreria mi sembra che la scrittura sia quello che ci si aspetta da un buon poliziesco e non strizzi l'occhio a niente ed a nessuno. Speriamo, mi riservo di leggerlo, nella speranza che sia qualcosa di diverso da questo Le belve che, diciamo, non è malaccio, ma neanche poi un granchè. E sa di plastica.

Don Winslow (New York, 1953) è uno scrittore statunitense.
Viene considerato come uno degli autori più rappresentativi del poliziesco americano contemporaneo. È l'autore, tra gli altri, dei libri L'inverno di Frankie Machine e Il potere del cane, entrambi editi in Italia da Einaudi (collana Stile libero), rispettivamente nel 2008 e nel 2009.
Scrittore e regista teatrale e televisivo, nonché diverse volte attore e guida di safari, Winslow è stato anche un investigatore privato e consulente di studi legali ed assicurazioni. Vive in California, a San Diego, località in cui sono ambientati diversi suoi romanzi.
Ha esordito con il romanzo A Cool Breeze on the Underground, ancora inedito in Italia. Da The Death and Life of Bobby Z è stato tratto nel 2007 il film omonimo (uscito in Italia come Bobby Z, il signore della droga).
I diritti de L'inverno di Frankie Machine sono stati acquistati da Robert de Niro che ne trarrà un film, impersonandone il protagonista. Le belve è il suo ultimo libro, e ne è stato tratto un film da Oliver Stone, che probabilmente uscirà in autunno nelle sale italiane.


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