"E di colpo percepisce in quella dichiarazione una minaccia. Qualcosa che si avvicina dalla parte del mare. Qualcosa che avanza trascinato dalle nubi scure che attraversano invisibili la baia di Acapulco."
Roberto Bolano, (da Ultimi crepuscoli sulla terra; Puttane assassine)

domenica 20 agosto 2017

L'eternauta, fumetto di H.G. Oesterheld e F. Solano Lopez, 001 Edizioni

  L'azione ha inizio nello studio di uno sceneggiatore di fumetti: all'improvviso sulla sedia di fronte alla scrivania prende forma un uomo. Siamo all'incirca nel 1957 (alla fine verrà specificato che ci troviamo nel 1959)  e l'uomo si presenta come l'Eternauta, come lo ha definito "una specie di filosofo della fine del XXI secolo". Il suo vero nome è Juan Calvo, anche se, spiega, " Potrei darti centinaia di nomi. E non ti mentirei: tutti sono stati miei ". L'Eternauta comincia a raccontare la sua storia che è la storia comune di un uomo normale, un padre di famiglia che ogni settimana invita a casa gli amici a casa per giocare a truco, un gioco di carte argentino che somiglia al poker, e fare quattro chiacchiere. Una vita banale che s'interrompe quando una fredda sera d'inverno su Buenos Aires comincia a scendere la neve. Una nevicata fitta che pare non volersi fermare, che copre di bianco cose ed esseri viventi, e li uccide. Intanto nel cielo si susseguono fasci di luce e globi splendenti che senza difficoltà abbattono gli aerei militari argentini alzatisi in volo. Lo sgomento e la paura sono sensazioni a tal punto tangibili da divenire, nei disegni di Solano Lopez, entità quasi materiali seppur non direttamente visibili. Gli amici, fino a quel momento barricatisi in casa, decideranno di costruirsi delle tute che li isolino dagli agenti esterni e di inoltrarsi nel mondo esterno, divenuto una landa silenziosa di morte bianca. Da quel momento, la tragica assurdità della situazione prende lentamente forma e assume le sembianze di un incubo senza via di uscita. La città è divenuta un candido cimitero a cielo aperto e i pochi superstiti che, come Juan e i suoi amici, si sono salvati fabbricandosi tute isolanti, si guardano in cagnesco da lontano, pronti a sbranarsi l'un l'altro. La solidarietà che dovrebbe unire gli uomini in momenti di pericolo pare essere un'opzione difficile da percorrere. Lungo il percorso verso il centro città la verità si disvela in tutto il suo ineluttabile orrore: è in corso un attacco alieno. A questo punto è chiaro che l'intero pianeta è sotto attacco. Inizialmente si tratta di affrontare degli enormi insetti chiamati Cascarudo, che sono la versione mignon dei Gurbos, mastodontici (mastodontici rispetto ai cascarudo che, per essere insetti, sono comunque affetti da intenso gigantismo) esseri insettiformi che, al loro passaggio, provocano crolli e tremori nell'intera città. Sarà poi la volta dei Mano, umanoidi che hanno sviluppato la mano destra secondo le esigenze delle infinite tastiere che usano per dirigere l'invasione (arricchendola di un numero impressionante di dita che giungono fino al polso e oltre), e che zombizzano gli esseri umani catturati facendoli divenire uomini-robot che possono comandare a distanza. I Mano però sono semplici soldati piegati al volere di chi realmente sta dirigendo l'invasione, i Loro, e ad essi devono obbedienza: in caso contrario infatti un dispositivo impiantato nei loro corpi li porta immediatamente alla morte (Mimnio athesa eioioio). I Mano dunque conquistano per conto terzi, dopo essere stati a loro volta conquistati. Non odiano, non agiscono secondo un reale volere di conquista: l'unica spinta che li porta ad essere soldati in guerra è la volontà di restare vivi il più a lungo possibile. Inoltre: Loro, i veri colonizzatori di mondi, sono invisibili agli stessi colonizzati, dirigono l'invasione da qualche altro luogo, forse dal loro stesso pianeta, fatto che gli permette di non essere mai parte in causa direttamente sul campo di battaglia. Sono una sorta di superiori sconosciuti guerrafondai che agiscono in preda ad una brama di potere e di conquista che, in assenza di altre motivazioni non esplicitate, pare autoalimentarsi ed autogiustificarsi.
  E un nemico invisibile, un nemico che solo si può (tentare di) immaginare è quanto di più spaventoso possa esistere.



  Il gruppo di amici si unirà ad un improvvisato esercito di resistenti, si rifugerà nello stadio del River Plate dove tutti saranno vittime di allucinazioni che li porteranno ad uccidersi a vicenda ed infine cercherà la salvezza in una fuga verso un nord (che pare essere più una speranza immaginata che non un luogo geografico reale) è attiva una coalizzata resistenza all'invasore alieno. 
  Senza scendere troppo nei particolari (anche se sarebbe ininfluente: L'eternauta va letto come i classici, non per lasciarsi sorprendere dalla trama come per un qualsiasi giallo): la resistenza umana pare non riuscire ad imporsi sulla superiorità dell'invasore ed è a quel punto che Juan Calvo, suo malgrado, manovrando inopinatamente una nave aliena, diviene un viaggiatore nel tempo. Ed è a questo punto che la storia si ricollega al prologo e ci troviamo di nuovo di fronte all'Eternauta ed allo sceneggiatore nel suo studio. La tripartizione narrativa classica in quest'opera, pur essendo pedissequamente rispettata, viene intimamente sconvolta: la prima e la terza parte, che sono normalmente lo spunto e la chiusa, i due momenti in cui un certo dato equilibrio viene prima rotto e poi riconquistato, e che di solito servono ad inquadrare, lasciandogli la ribalta, lo spazio più nettamente narrativo, sono ne L'eternauta non la cornice (formalmente sì, lo sono) bensì l'essenza narrativa stessa del racconto. Mi spiego: la parte centrale, egregiamente narrata, cadenzata secondo ritmi interni perfetti, e pur mostrando di tanto in tanto veri e propri colpi di genio (quali appunto la non visibilità dei Loro e la scala di comando che evidenzia quanto, sotto i Loro, tutti i conquistatori non siano altro che conquistati) in realtà, separata dalle altre due partizioni, non sarebbe altro che un buon racconto di fantascienza, in parte innovativo in parte sovrapponibile ad altri stilemi del genere S/F. Le partizioni inziale e finale sono in realtà quelle che portano in esse uno (lo) spazio narrativo potenzialmente infinito. Uno spazio che non viene materialmente narrato nel fumetto ma che viene lasciato dedurre al lettore che, alla fine dell'opera, rimane interdetto come un pugile che ha appena ricevuto un uppercut da stenderlo al tappeto. La storia di Juan Calvo dunque fa parte di un più ampio panorama narrativo che include, tra le altre possibili implicazioni, il ripetersi all'inifinito della storia stessa in un dato continuum temporale che probabilmente esiste da sempre parallelamente alla nostra realtà. Il personaggio dello sceneggiatore potrebbe quindi essere la persona reale (Hector Germàn Oesterhled) che, sceneggiandola in un fumetto, ha portato alla conoscenza del mondo la realtà terrificante che Juan Calvo non solo ha vissuto, ma che continua a vivere in un loop che si reitera all'infinito. Il lettore scopre infine la raggelante possibilità di essere lui stesso un potenziale elemento di una narrazione che si ripete uguale a sè stessa.
  Nel caso in cui, invece, la bolla autoreplicante esplodesse, quali sarebbero le conseguenze? Sparirebbe in un universo dove scivolano tutte le realtà possibili che infine non si sono realizzate? Rimarrebbe solo il fumetto a ricordo di una possibile realtà che non ha trovato spazio nel continuum del nostro reale? O, al contrario, diverebbe essa stessa La Realtà, e noi lettori dovremmo trovarci ad affrontare cascarudos, manos, gurbos, uomini-robot e gli intangibili Loro? (in questo senso il lettore diverrebbe parte della narrazione, in quanto la narrazione diverrebbe reale)





  Questo fumetto, uscito sul settimanale Hora Cero tra il 1957 e il 1959, è considerato un capolavoro assoluto del fumetto di fantascienza, e a ragione. In un'avventura nella quale le interpretazioni politiche dei fatti sono più che possibili, volute, l'idea di una forza aliena che annichilisce con la forza qualsiasi tipo di resistenza alla propria volontà di potere fino a rendere gli esseri umani semplici uomini-robot, zombi piegati al proprio volere cieco, l'uso dello stadio come campo di sterminio, il tentativo di organizzazione di una resistenza che si nutre di speranze disperanti, il richiamo alla calda e splendida imperfezione dell'umanità in risposta alla mostruosa logica rigida ed artificiale degli invasori, tutto porta a considerare questo fumetto una forma di preveggenza di quanto di lì a poco sarebbe accaduto in Argentina, e la struttura temporale usata rafforza ulteriormente questa sensazione. In fondo, non può forse essere vero che Oesterheld abbia in qualche maniera avuto modo di vedere il futuro del suo paese, riportandolo poi in forma di fumetto perchè servisse da monito, per evitare che quel futuro prendesse forma? Non è forse possibile che in qualche continuum temporale l'argentina sia ancora una dittatura abitata da desaparecidos e generali omicidi? 

  Ovviamente, come per tutti i capolavori, non è necessario scegliere un certo tipo di intepretazione per attribuire un certo pregio all'opera stessa, la semplice narrazione basta sè stessa, e la storia rimane un misterioso avvertimento che dal futuro giunge allo sceneggiatore, e a noi lettori, di un pericolo che incombe sulle nostre vite, sul nostro pianeta, un pericolo che ci porta a credere che in fondo, se qualcuno vuole conquistarci, allora addirittura il genere umano deve avere un qualche valore.


Hector Germàn Oesterheld nacque a Buenos Aires il 23 luglio del 1919 da una famiglia di origini tedesche e spagnole. Nonostante la laurea in geologia, la sua passione rimase per tutta la vita quella della letteratura. Iniziò a lavorare come correttore di bozze presso una tipografia, poi a scrivere dei racconti per ragazzi e in seguito, a partire dal 1949, a sceneggiare le prime storie a fumetti per la Editorial Abril, di proprietà di Cesare Civita, un ebreo italiano fuggito in Argentina per evitare le persecuzioni razziali. Presso questo editore lavorò a serie quali Ray Kitt, Sergento Kirk, Bull Rockett, Uma-Uma, Alan y Grazy, Lord Commando. Nel 1957 fondò, con il fratello Jorge, l'Editorial Frontera: proprio nel 1957 l'autore argentino scrisse la prima storia di Ernie Pike sul primo numero del mensile argentino Hora Cero: questo primo episodio è disegnato dal già famoso Hugo Pratt, che in tutto ne realizzerà 34. Nel creare il protagonista di tale serie Oesterheld ha preso spunto da un noto reporter americano Ernie Pyle che venne ucciso dai giapponesi nel 1945 a Okinawa. Sempre per l'Editorial Frontera scrisse altre famose serie quali Ticonderoga (anche questa disegnata da Pratt, come pure la nuova riproposizione del Sgt. Kirk), Randall (con i disegni di Arturo del Castillo), Sherlock Time e Dottor Morgue, questi ultimi hanno come disegnatore Alberto Breccia, col quale avrebbe collaborato anche nel 1968 per la realizzazione di una biografia su Ernesto Guevara, pubblicata postuma in Spagna nel 1987 a causa dell'ostracismo del governo dittatoriale argentino: al progetto ha anche collaborato Enrique, figlio di Alberto. Per la stessa casa editrice pubblicò anche quella che resta una delle più belle ed importanti opere del fumetto mondiale e di genere fantascientifico in particolare: L'Eternauta. La saga, pubblicata a puntate su Hora Cero Semanal e disegnata da Francisco Solano López, a molti è sembrata una chiaroveggente metafora della dittatura che di lì a poco avrebbe sconvolto l'Argentina.
Oesterheld scomparve il 21 aprile del 1977 a La Plata, prelevato da una squadra armata. Da allora è entrato a far parte della numerosa schiera dei desaparecidos argentini. Dal giugno dell'anno precedente erano sparite due sue figlie, Beatriz Marta e Diana Irene, quest'ultima incinta di sei mesi. Nel novembre 1977 a scomparire è una terza figlia, Marina (incinta di otto mesi e il cui marito era già desaparecido). Il mese dopo viene uccisa, insieme al marito, anche Estrela Inés, l'ultima figlia fino ad allora sopravvissuta alla Guerra sporca della giunta militare argentina.
Secondo i registri raccolti dal CONADEP, fu detenuto nella caserma Campo de Mayo e nei centri di detenzione clandestina conosciuti come El Vesubio e El Sheraton e fu visto anche nel Batallón de Arsenales 601 Domingo Viejobueno; fu assassinato, si crede, a Mercedes, in provincia di Buenos Aires, nel 1978.
(Estratto da Wikipedia, a cui rimando)


qui un articolo interessante su H.G.O. da Fumettologica

Francisco Solano Lopez: discendente dell'omonimo militare e presidente del Paraguay, esordisce nel mondo del fumetto nel 1953, e presso la casa editrice Abril conosce Héctor Oesterheld, con il quale nasce un sodalizio di grande importanza per il fumetto argentino. Dopo aver lavorato insieme a serie come Uma-Uma e Bull Rockett, si trasferiscono all'Editorial Frontera, per cui Solano Lopez disegnerà Rolo el marciano adoptivo, Amapola negra, Joe Zonda, Rul de luna e, soprattutto, L'Eternauta, abbandonando il suo posto di lavoro in banca contro la volontà del padre.
Negli anni sessanta Lopez si trasferisce in Europa, dove lavora per l'inglese Fleetway. Rientra in Argentina nel 1976, dove riprende L'Eternauta, sempre in coppia con Oesterheld; in più disegna Slot Barr, sui testi di Ricardo Barreiro. La grave situazione politica argentina lo costringe al trasferimento in Spagna, a Madrid, e la serie dell'Eternauta resta quindi incompiuta. Dalla Spagna e, successivamente, dal Brasile (Rio de Janeiro), continua la collaborazione con Barreiro e con soggettisti come Carlos Sampayo, del quale disegna le storie di Evaristo, uno dei suoi lavori migliori.
Dopo qualche anno rientrò in Argentina, dove riprese la serie dell'Eternauta con El Eternauta: El Regreso ("L'Eternauta: Il Ritorno") e produce la serie Los Internautas per il supplemento di informatica del quotidiano Clarìn, una tavola settimanale in cui fonde avventura e realtà virtuale. Nell'ottobre del 2008 viene dichiarato "Personalità Importante della Cultura" dalla legislatura della città autonoma di Buenos Aires. In occasione del bicentenario della rivoluzione di maggio, nel 2010, illustra il racconto di Roberto Lorenzo La guerra contra el Paraguay, fra i più riusciti dell'antologia pubblicata dal Ministero della Cultura della Presidenza della Nazione Argentina dal titolo La Patria dibujada.
Muore colpito da un ictus.








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