"E di colpo percepisce in quella dichiarazione una minaccia. Qualcosa che si avvicina dalla parte del mare. Qualcosa che avanza trascinato dalle nubi scure che attraversano invisibili la baia di Acapulco."
Roberto Bolano, (da Ultimi crepuscoli sulla terra; Puttane assassine)

martedì 1 luglio 2014

Il caso Eddy Belleguele, di Edouard Louis, Bompiani editore



Non devi fare così, lo sai che ti vogliamo bene, non devi cercare di salvarti (pag.156): è il padre del protagonista che parla così al figlio che ha appena tentato la sua prima maldestra fuga da casa o, per meglio dire, ha appena finto di tentare la sua prima, maldestra, fuga da casa, facendo sì che il padre potesse seguirlo e ritrovarlo in tutta fretta, prima che la fuga vera e propria potesse concretizzarsi. Il protagonista è Eddy Belleguele (trad: bell'imbusto, spaccone, faccia tosta), che viene rigettato dal microcosmo in cui nasce in quanto effeminato, frocio, femminuccia ed omosessuale e che rigetta il mondo che avrebbe dovuto accoglierlo perchè rozzo, sessista, razzista, ignorante. Ma non solo. Eddy viene rifiutato dalla società del suo paese (dalla cultura del paese che parla attraverso i suoi abitanti) perchè i suoi modi di fare, la sua finezza d'animo, non solo la sua sessualità, ma il suo talento artistico fungono da specchio per la sua famiglia e per le altre persone del paese. Lui non è dei loro, non è come loro, lui è altro da loro se non in tutto e per tutto il loro opposto. Lui è ciò che loro non vogliono essere, in quanto non possono esserlo. Eddy, e questo è il punto, è meglio di loro. Appartiene ad un altro mondo, come nei film di fantascienza dove un virus alieno contamina gli abitanti del villaggio e dei bambini in tutto e per tutto uguali agli altri in realtà si rivelano essere delle entità extraterrestri installatesi all'interno di corpi di esseri umani. In tal senso, questo libro, può essere letto come un libro di fantascienza. Ma non solo, è anche un libro di zombie (o di vampiri, capiamoci, comunque di mostri epidemici). Mi spiego. Tutti i personaggi che compaiono nel libro, tranne Eddy, sono posseduti da qualcosa di più grande di loro che si esprime attraverso i loro corpi, che parla con le loro voci, un'entità senza volto, terribile, un moloch oscuro che tanto più pervade ogni cosa tanto meno è possibile individuarla: la (sub)cultura del posto, una cultura sottoproletaria brutale e primitiva: gli uomini bevono, ruttano, si ammazzano dal lavoro in fabbrica (letteralmente, si ammalano a furia di lavorare e talvolta ne muoiono) , si picchiano, scopano le loro donne e si interessano al calcio ed al catch, e se rimane loro tempo si inebetiscono davanti a programmi spazzatura in tv, sono razzisti ed omofobi. Ignoranti non solo perchè ignorano ma perchè si incaponiscono nell'ignorare, ne vanno fieri, facendone un punto di vanto. Le donne sono pragmatiche, razziste, dolenti, vittime di uomini brutali, hanno sogni che si spezzano verso i quindici anni quando rimangono incinta e cominciano a riempirsi di figli, in un ciclo vitale di stampo animale che si ripete uguale di generazione in generazione, da tempo immemore. Tutto ciò che non rientra in questi canoni è escluso a forza dall'entità che tutti possiede. In questo senso Eddy è come il protagonista del racconto di Matheson Io sono leggenda: è l'unico diverso in un mondo di mostri, ma in quel mondo è lui il mostro e l'unico modo che ha per salvarsi è la fuga. Poi, questo libro, è anche altro: è una sorta di diario, è uno scontro sociale tra un sottoproletariato brutale e brutalizzato dalla società e una borghesia lontana, estetizzata al punto da apparire quasi effemminata o, per meglio dire, efebica. Atene e Sparta, ma che non si combattono neppure più, che si sbirciano a distanza, disprezzandosi, quando non ignorandosi, fingendo l'una l'inesistenza dell'altra. Poi è il romanzo di una famiglia che non ha i mezzi per comprendere il proprio figlio e la sua diversità e che l'unico modo che trova in sè per salvarlo è torturarlo, standardizzarlo alla realtà circostante. E in nuce, a sprazzi, quasi di sfuggita: la fierezza di avere un figlio intelligente che farà strada e, al contempo, il terrore di non poterlo capire, di percepirlo sempre come qualcosa di incomprensibile quando non addirittura illogico: lontano, troppo lontano dai propri (dis)valori. Infine, il libro è anche un racconto biografico. Ma chissenefrega, non è importante. Quello che colpisce in un giovane autore al suo primo romanzo è la padronanza dello stile e del materiale narrativo e, soprattutto, del taglio personalissimo che riesce a dare alla storia: un taglio antropologico. Nessuno viene giudicato. Neppure quell'entità maligna che tutto pervade e tutti possiede. E proprio quella sensazione di una (sub)cultura che parla attraverso gli abitanti (tutti tranne Eddy, che pare sordo alla voce dell'entità) è il fattore più sconvolgente del romanzo, più delle violenze e delle umiliazioni subite dal protagonista, più dell'identità sessuale vissuta come marchio d'infamia, più della consapevolezza che ci viene sbattuta in faccia come uno schiaffo, che quei mondi, che quelle realtà esistono, che piaccia o meno, e non sono per nulla dissimili da realtà identiche di fine ottocento, e che, forse, sono le stesse realtà che esistono dall'inizio del mondo e che quell'entità che parla e possiede gli abitanti della cittadina, forse altro non è che la natura umana.


Édouard Louis, nato Eddy Bellegueule, è cresciuto nella Francia del Nord, regione descritta nel suo primo romanzo, Il caso Eddy Bellegueule.
Proviene da una famiglia della classe operaia: suo padre è disoccupato e la madre non ha mai lavorato. La povertà, il razzismo, l’alcolismo con cui si è confrontato nella sua infanzia e la sua classe sociale sono il punto di partenza della sua opera letteraria.
È il primo della famiglia a concludere gli studi e viene ammesso all’Ens, la Scuola Normale Superiore di Parigi, nel 2011. Nel 2013 ottiene di poter cambiare nome e diventa Édouard Louis.
Nello stesso anno cura l’opera Pierre Bourdieu. L'insoumission en héritage, pubblicata da Presses universitaires de France (PUF), in cui viene analizzata l’influenza di Bourdieu sul pensiero filosofico e sulle politiche dell’emancipazione. Presso lo stesso editore Louis crea, nel marzo 2014, la collana di scienze umane “Des mots”, dove comincia a pubblicare testi di George Didi Hiberman e Didier Eribon.
Nel gennaio 2014, all’età di 21 anni, pubblica Il caso Eddy Bellegueule, un romanzo di forte matrice autobiografica. A lungo recensito dai giornali, che ne hanno sottolineato le qualità, il libro ha anche alimentato molte polemiche, in particolare per il ritratto che l’autore fa della sua famiglia e del contesto sociale in cui è cresciuto. Il libro ha venduto oltre 200.000 copie in pochi mesi ed è in corso di traduzione in una ventina di lingue. Didier Eribon parla di un “exploit” a proposito del libro, “Le Monde” lo celebra come “la storia di un fallimento salutare”, Xavier Dolan evoca “l’autenticità inimitabile dei dialoghi”, “come se Édouard Louis scrivesse da sempre”, aggiunge.

1 commento:

  1. mi incuriosisce abbastanza da aggiungerlo nella lista dei prossimi da acquistare. grazie per l'ottima recensione.

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